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The Constitution di Raiko Grlic, tagliente ballata filmica sull’odio che si fa tolleranza

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The Constitution

The Constitution” (Croazia, 2016), titolo originale “Ustav Republike Hrvatske”, Costituzione della Repubblica di Croazia, pellicola di accrediatato successo internazionale,che proprio recentemente si è aggiudicata un premio presso il banff 2018 of Stockolm, ma che in Italia è rimasta avvolta dall’ombra, tanto da essere distribuita e programmata nelle sale solo a partire dal 5 aprile 2018.

Di Rajko Grlic, regista nativo di Zagabrja,(02/09/47), diplomatosi presso la facoltà di Cinema dell’Academy of performing Arts di Praga, insieme al più famoso ed amatissimo regista bosniaco, naturalizzato serbo Emir Kusturica, The Constitution è un dramma tagliente con il finale rasserenante di una commedia, il quale si impone subito all’occhio ed al cuore dello spettatore per la bellezza della regia, strutturata sulla base di un nucleo altamente poetico.

Sin dai primi frame ci si immerge pienamente in un atmosfera densa di dolore. Proprio le prime inquadrature ritraggono il protagonista Vejko, di spalle, mentre luma il paesaggio dalla finestra accompagnato dal sottofondo intenso di un violoncello che invero non si effonde nell’ambiente circostante, ma solo nella propria mente.

Dal momento che Vejko è interpretato dal talentuosissimo Nebosja Glogovac, (Trebinje, 30/08/1969 –  Beograd, 09/02/2018), celeberrimo attore bosniaco, serbo d’adozione, che tutta la ex Yugoslavia sta ancora piangendo per la recentissima scomparsa a seguito di un cancro, questo film, uno degli ultimi, assurge a “memoria” che non possiamo affato tralasciare. E certamente ne rappresenta una delle interpretazioni più intense.

Vejko è un rispettato professore di storia, orgogliosamente patriottico verso la sua Croazia, carico d’odio e discriminazione verso i serbi residenti nella repubblica croata ma che, di notte, quando si traveste da donna nello struggente tentativo di mantenere in vita il ricordo della sua relazione con il violoncellista Bobo, è lui stesso stigmatizzato e perseguitato, tanto da restare vittima di un’aggressione omofoba da parte di un gruppo di giovanissimi.

Proprio le scene che ritraggono Veiko vestito da donna mentre sorseggia una qualche bevanda alcolica in solitaria, ricordano molto nello stile un film capolavoro del 1972, “Le lacrime amare di Petra Von Kant”, del tedesco Rainer Werner Fassbinder, che pure raccontava, ricorderete, di una storia d’amore tra due donne in un contesto conflittuale.

In effetti in questa pellicola Grilic descrive alla perfezione questa nostra età dell’odio.Se da un lato è veritiero asserire che per comprenderne il “senso”, bisogni attraversare gli usi ed i costumi dell’ex Yugoslavia, è altrettanto autentico riconoscervi un tipo di intolleranza universale. Avversione verso chi esercitasse un orientamento sessuale non usuale nel luogo d’appartenenza, rifiuto verso chi non fosse autoctono e non esprimesse le nostre medesime idee politiche.

D’altro canto nel film, sarà proprio Maja,la vicina di casa, di professione infermiera, interpretata da un eccellente Ksenija Marincovic, a prendersi cura del professore, a seguito delle percosse ricevute e del di lui anziano padre, considerato un eroico ustascia. Parallelamente la donna croata è sposata con Ante,che presenta le fattezze di Dejan Acimovic, uomo serbo che svolge nobilmente la professione di Agente di Polizia, il quale si impegna, tra l’altro, a ricercare gli autori dell’attacco violento ai danni di Vejko. Ma il professore non può che odiare il poliziotto solo per la sua cittadinanza serba.

Tuttavia le vite di questi personaggi si intrecceranno, creando un processo osmotico. Sebbene con sommo sforzo morale, Vejko aiuterà Ante a preparasi per l’esame concernente la Costituzione croata che, in qualità di poliziotto non autoctono, deve necessariamente superare, da cui il titolo del film.

The Constitution è una pellicola che narra di un odio così radicato da aprire e costruire dei “ponti” per dirla alla Ivo Andric, premio nobel per la letteratura yugoslava. Ed in effetti, proprio gli echi dei drammi etnici delle terre che costituivano la splendida Yugoslavia, dovrebbero insegnarci l’umanità che stiamo perdendo.

Questo film lo fa sicuramente. E’ essenziale visionarlo per imparare il valore del dialogo, perchè dopo tutto, che siamo omosessuali od eterosessuali, eterni profughi, sfollati od altro, siamo solo esseri umani e come tali soffriamo tutti allo stesso modo.

Senz’altro da seguire. Notevole l’interpretazione dell’attrice Ksenja Marinkovic, da rammentare quella di Nebojsa Glogovac, mentre vestito da donna guarda lontano. Forse alla ricerca di quell’ accoglienza che mai troviamo in questa adulterata società.

Romina De Simone